venerdì 28 aprile 2017

Botta&Risposta: Realizzare un sogno in compagnia di R.J. Palacio


Buongiorno e buon venerdì Evereaders! Come vi avevo promesso ecco la mia personalissima intervista alla mia adorata R.J. Palacio.

WONDER
di R.J. Palacio
                                                                                           

TITOLO ORIGINALE: Wonder

EDITORE: Giunti

GENERE: Narrativa per ragazzi

PAGINE: 285pp

PREZZO: 12,00€

USCITA: 08 mag 2013



TRAMA

È la storia di Auggie, nato con una tremenda deformazione facciale, che, dopo anni passati protetto dalla sua famiglia per la prima volta affronta il mondo della scuola. Come sarà accettato dai compagni? Dagli insegnanti? Chi si siederà di fianco a lui nella mensa? Chi lo guarderà dritto negli occhi? E chi lo scruterà di nascosto facendo battute? Chi farà di tutto per non essere seduto vicino a lui? Chi sarà suo amico? Un protagonista sfortunato ma tenace, una famiglia meravigliosa, degli amici veri aiuteranno Augustus durante l'anno scolastico che finirà in modo trionfante per lui. Il racconto di un bambino che trova il suo ruolo nel mondo. Il libro è diviso in otto parti, ciascuna raccontata da un personaggio e introdotta da una canzone (o da una citazione) che gli fa da sfondo e da colonna sonora, creando una polifonia di suoni, sentimenti ed emozioni.

REALIZZARE UN
SOGNO DI NOME
WONDER

LEWIS
Wonder ormai è un vero e proprio fenomeno mondiale, tradotto in centinaia e centinaia di lingue, un libro che in poco tempo ha conquistato il cuore dei lettori di tutto il mondo, con la sua dolcissima storia che in breve è diventato un vero e proprio inno contro il bullismo. Quello che viene spontaneo chiedersi è: Alla stesura del romanzo si sarebbe mai aspettata un successo del genere?

R.J. PALACIO
Oh no! Assolutamente no, nel momento in cui ho scritto questo libro, la mia speranza era che poche persone, magari i miei parenti, i miei familiari, i miei amici, leggessero il libro. Mi aspettavo infatti che, avendo lavorato nel mondo dell’editoria per più di 25 anni, il libro seguisse la tipica traiettoria dei libri: che venisse pubblicato, che vendesse qualche copia, che venisse poi ripubblicato in versione tascabile, per poi scomparire dal mercato dei libri. Se avessi voluto scrivere un best seller avrei scelto un altro tipo di argomento. Avrei scritto di vampiri, di fatine, o di qualsiasi altro argomento che solitamente piace ai ragazzi. Non avrei certo scelto di scrivere la storia di un bambino con una malattia come quella di Auggie, perché non pensavo potesse essere un argomento che interessasse un pubblico così ampio. Quindi sì, sono assolutamente stupita, lo ero allora, e continuo ad esserla tutt’ora, cinque anni dopo la pubblicazione del libro. SONO STUPITA E GRATA DEL SUCCESSO.

LEWIS
Come e quanto Wonder ha cambiato la sua vita?

R.J. PALACIO
Wow questa sì che è una gran bella domanda! La mia vita è cambiata a diversi livelli, in primo luogo è cambiata la traiettoria della mia vita. Per prima cosa non avrei mai pensato che un giorno sarei potuta mai diventare una sorta di portavoce delle persone colpite da questa sindrome, o delle famiglie che hanno comunque all’interno della loro famiglia un componente avente questa anomalia. Questa sindrome non ha colpito me, ne i miei figli, e nemmeno le persone che mi circondano direttamente, quindi assolutamente non me lo aspettavo, e la possibilità di scrivere una cosa che si sarebbe rivelata uno strumento di grande aiuto per questo gruppo di persone, è per me una grande benedizione, della quale io sono grata ogni giorno. Questo ha rappresentato un cambiamento molto importante nella mia vita, anche per quanto riguarda il versante lavorativo, poiché sono diventata una scrittrice a tempo pieno, a 53 anni, dopo tantissimi anni passati lavorando dalle 09.00 alle 17.00 nel campo dell’editoria. Ho aspettato ben tre anni, successivi all’uscita di Wonder, prima di lasciare il mio lavoro, poiché in quanto editor ho sempre detto ai miei autori di non abbandonare il loro lavoro, quindi ci ho riflettuto molto prima di fare questa scelta. A livello pratico ed economico sicuramente questo ha fatto sì che io potessi realizzare quello che a lungo è stato il sogno della mia vita, cioè di diventare una scrittrice a tempo pieno.

LEWIS
Le è mai capitato, nella sua vita, di vivere esperienze simili a quelle di Auggie, come ad esempio vivere in prima persona episodi di bullismo?

R.J. PALACIO
In realtà no, non sono mai stata vittima di bullismo in prima persona, e non ho mai avuto esperienze simili a quelle che ha dovuto affrontare Auggie. Sì, sicuramente ci sono stati momenti in cui sono stata vittima di momenti “poco gentili”, ma questi credo siano momenti che capitano a tutti, e anche a me è capitato di essere poco gentile o sgarbata con qualcuno. Credo che il più grande rimpianto siano, come ha detto anche George Saunders, “i momenti che rimpiangiamo di più sono quelli in cui non abbiamo colto l’opportunità di essere più gentile con qualcuno, di essere per loro di maggior aiuto, quei momenti in cui non abbiamo fatto niente per impedire la mancanza di gentilezza da parte di qualcuno”. Quando si è giovani è difficile esserne consapevoli, ma crescendo e rivolgendo uno sguardo al passato risulta più semplice dirsi “Sì forse in quel momento potevo fare di più”. Per tornare alla tua domanda, non sono stata vittima diretta di bullismo, ne i miei figli lo sono stati. E’ anche vero che il bullismo può assumere forme e aspetti molti diversi, e bisogna sempre distinguere il bullismo dalla mancanza di gentilezza, sono due cose assolutamente diverse. Il primo è assolutamente un problema molto specifico e molto più grave, che non va assolutamente confuso con una “semplice” mancanza di gentilezza.

LEWIS
WONDER: Ad un certo punto del volume principale al bullismo viene affiancato un altro tema assai profondo e d’impatto: la morte. La morte di Daisy, l’amata cagnolina della famiglia Pullman, è un punto centrale di questo primo romanzo, una sorta di punto di svolta. Come mai ha scelto di affrontare questo tema?

R.J. PALACIO
Sai, molti lettori mi hanno chiesto (in special modo i bambini): “Perché Daisy doveva morire?”. E’ strano ma allo stesso tempo divertente, per me, perché nessuno mi ha chiesto mai “Perché la nonna (di Julian) doveva morire?”. Ma sì sa, la morte dei cuccioli viene sempre percepita come una cosa grave e seria. Io volevo che Daisy morisse perché per me era importante che Auggie vivesse un’esperienza universale, simile a quelle che vivono tutti i bambini. Volevo che Auggie vedesse qualcuno piangere la morte di una persona cara, o esprimere un dolore che non riguardava principalmente la sua persona. Lungo tutto il libro Auggie esprime il desiderio di essere una persona normale, ed era quindi importante per me che lui vivesse un’esperienza dolorosa e difficile, ma che non riguarda lui, ed il suo problema, in prima persona. Per questo la morte di Daisy è stata necessaria. Dal punto di vista della scrittura questo triste episodio rappresenta un punto di svolta, un punto centrale nell’evoluzione del libro, perché segna il momento in cui Auggie cresce. Via forse non ha tutti i torti, Auggie è davvero un ragazzino viziato, convinto che il mondo giri tutto intorno a lui. Attraverso la morte di Daisy, Auggie vede delle persone che piangono a causa della morte, vede i suoi genitori in preda alla disperazione, vede il padre consolare la triste Via. Si rende conto in quel momento, quando tutti sembrano essersi dimenticati di lui, che il mondo non gira effettivamente attorno a lui e ai suoi problemi. Questo per me rappresenta il momento in cui il percorso del libro cambia in maniera significativa.

LEWIS
WONDER STORY - JULIAN: Nel primo dei “A Wonder Story” si legge per la prima volta la storia vissuta attraverso gli occhi di un bullo. Quanto pensi possa essere importante per i lettori vivere la storia attraverso gli occhi di un personaggio come Julian?

R.J. PALACIO
Ho voluto raccontare la storia di Julian perché era importante per me che i lettori, anche se non osano ammetterlo, si sentissero in qualche modo vicini al personaggio di Julian. Volevo che in qualche modo provassero i suoi stessi sentimenti, e che per una volta fossero dalla sua parte. Era importante per me poter parlare anche a quei lettori che in qualche modo erano simili a quel personaggio, per far capir loro che può capitare di commettere qualche errore. Non necessariamente questo errore ci definisce dal punto di vista dell’identità, è importante quindi saper riconoscere di aver commesso un errore, ed essere capaci di andare avanti. Uno dei miei precetti preferiti è quello che recita: “Siate gentili con tutti perché non sapete quali difficili battaglie in questo momento stanno affrontando quelli che vi sono accanto”. Julian, che non è uno di quei personaggi che ci si affeziona immediatamente, ci può aiutare a capire la storia, la sua storia. Io non lo voglio giustificare, ne razionalizzare il suo comportamento, ma amo sapere che i lettori provino un po’ di empatia, di compassione nei suoi confronti, e questo anche perché è necessario per noi andare al cuore del problema bullismo, e capire come bisogna trattare questo fenomeno per riuscire a cambiare il corso delle cose.

LEWIS
WONDER STORY - CHRISTOPHER: Nel secondo capitolo delle novelle la narrazione passa a Christopher, lo storico migliore amico di Auggie, ormai lontano. Anche stavolta il protagonista si trova a dover affrontare diverse difficoltà, tanto a scuola quanto a casa. In particolar modo si ritrova a dover affrontare la separazione dei suoi genitori. Com’è arrivata a voler scrivere una storia del genere, con al centro una situazione familiare “complicata”?

R.J. PALACIO
Tutti i personaggi di Wonder, e delle novelle, hanno qualcosa che vogliono cambiare, un problema, una croce che sono costretti a portare. Nel caso di Auggie è più facile vederlo perché si riferisce appunto alla sua faccia, ma in realtà sono tutti i personaggi del romanzo ad avere un proprio problema. Nel caso di Christopher è appunto la separazione dei genitori. E’ un momento molto difficile da affrontare per lui, basta pensare ad esempio il suo trasferimento al nuovo quartiere dove andare a vivere, e sta cogliendo tutte le difficoltà di essere figlio unico di due genitori che si stanno separando. Era questo che io volevo mostrare: che tutti avessero dei problemi da affrontare e combattere. Questo mi permette appunto di ricollegarmi un po’ al precetto citato nella precedente domanda.

LEWIS
WONDER STORY - CHARLOTTE: Nella terza novella, quella con protagonista Charlotte, per la prima volta la principale voce narrante è quella di una ragazza (diversamente dal primo libro in cui a Via e Summer è dedicato solo un capitolo a testa). La domanda sorge spontanea: quanto c’è di te, del tuo carattere e delle tue esperienze nel personaggio di Charlotte?

R.J. PALACIO
Grazie davvero per questa bellissima domanda. Grazie ancora una volta! In realtà il personaggio di Charlotte è uno di quelli ai quali sono più legata, a cui mi sento più vicina, e a quanto pare è lo stesso vale per molti altri lettori. Probabilmente per via del suo atteggiamento: Charlotte è un personaggio sempre gentile, non è mai cattiva, non entra mai a far parte del gruppo di persone che si comportano male con Auggie. E’ un tipo di personaggio che saluta da lontano, in qualche modo esprime una forma di gentilezza a distanza. Un modo molto diverso da quello di Summer, che ha da subito il coraggio di andare verso Auggie ed essere attivamente carina nei suoi confronti. Loro due esprimono pienamente la differenza che c’è tra l’essere carini e scegliere di essere gentili. A Charlotte tutto questo non risulta essere tanto ovvio, e in questo senso mi ricorda un po’ com’ero io alle medie. Forse in quel periodo non si ha sufficiente coraggio, o sufficiente saggezza, per saper essere come Summer. Io spero che attraverso la lettura di Wonder vengano fuori sempre più ragazze e ragazzi simili a Summer. Charlotte è quindi una ragazza semplice, le cui preoccupazioni sono a quale gruppo appartenere, con chi farsi vedere in giro, è un tipo di persona che tenta sempre di adattarsi al gruppo. E’ la tipica ragazza delle scuole medie che sta cercando di trovare il suo posto nel mondo. In questo senso io mi sento molto vicina a lei, e per questo la amo molto.

LEWIS
Ultima domanda, ma non meno importante, anzi per tutti quelli che come me amano Summer questa è una domanda importantissima. Perché non c’è una novella tutta dedicata a Summer?

R.J. PALACIO
In Wonder ho voluto inserire solo i capitoli che racchiudessero le voci di quei personaggi che potessero raccontare quel difficile primo anno scolastico di Auggie. Personaggi che in qualche modo potessero espandere la narrazione riferita agli eventi che accadono quell’anno, o che comunque potessero contribuire almeno un po’ all’evoluzione di Auggie. Sicuramente potrei scrivere un libro dal punto di vista di Summer, che ha sicuramente alle spalle un background già di suo assai sviluppato e interessante. Vi basti pensare alla sua vita familiare, al lutto che ha dovuto affrontare con la morte del padre, o anche al suo carattere, alla sua anima pura ed al suo gran cuore che la fa scendere in campo in prima fila. E’ un bellissimo personaggio, ed è possibile quindi che possa diventare la prossima protagonista di una nuova novella. Potrei scrivere tante altre storie. Alcuni infatti mi chiedono di scrivere la storia dal punto di vista di Via, altri ancora (molti altri) di scrivere il punto di vista di Ximena Chan (l’amica di Charlotte) che ha stranamente riscosso un gran successo. Sicuramente Summer è IL personaggio a cui io sono più affezionata, a cui voglio davvero bene. Quindi sì, potrebbe quindi essere possibile vederla protagonista della prossima Wonder Story.


Grazie a Giunti ho potuto realizzare un sogno, e passare qualche ora in compagnia di una delle mie scrittrici preferite! Spero che occasioni come questa possano essere sempre di più. Fatemi sapere cosa ne pensate di quest'intervista!
See you soon! -Lewis

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