mercoledì 5 aprile 2017

Libri, Letture, e (La) Recensione: Caro tu di Emily Trunko


Buon giorno Evereaders del mio cuore! Quest'oggi voglio parlarvi di un libro diverso, un libro che arriva a toccare nell'intimo il cuore di ogni lettore, semplicemente sfogliandone le pagine. Quest'oggi però la recensione è diversa dal solito, perché a parlare sarete voi!

CARO TU. Lettere segrete mai spedite
di Emily Trunko
                                                                                           

TITOLO ORIGINALE: Dear My Blank

EDITORE: De Agostini

GENERE: Saggio

PAGINE: 224pp

PREZZO: 14,90€

USCITA:  04 apr 2017



TRAMA

Avete mai scritto una lettera che non avete avuto il coraggio di spedire, per vergogna, per rabbia, per rassegnazione oppure semplicemente perché sentivate che non era il momento giusto per farlo? Non siete gli unici! Una ragazza americana di nome Emily Trunko ha deciso di dare ascolto ai messaggi rimasti senza voce, e ha aperto un Tumblr: un sito che nel giro di pochi mesi ha acquistato un'incredibile popolarità (dearmyblank. tumblr.com). "Caro tu" è la raccolta dei messaggi più belli e intensi che molte persone hanno postato sul sito di Emily; una galleria di lettere romantiche, arrabbiate, strappalacrime, divertenti, struggenti, con una caratteristica comune: tutte hanno un destinatario che non le ha mai ricevute. Il risultato è un sorprendente arcobaleno di emozioni, un'antologia di sentimenti che arrivano dritti al cuore di chi legge.

Se parliamo di recensioni non posso certo astenermi dal farvi sapere la mia. Stavolta però sarò breve. Caro tu è un libro diverso, un libro che di certo non avete mai letto prima, nemmeno sotto diversa altra forma. E' un libro emozionante, carico di sentimenti ed emozioni...un arcobaleno di emozioni: rabbia, dispiacere, risentimento, delusione, amore, timidezza, coraggio. Insomma c'è davvero di tutto in questo libro, che in un certo senso appare come un saggio corale, nel quale convivono tantissime voci diverse, ognuna delle quali avente una cosa in comune: la facilità con la quale le lettere riescono ad arrivare fin dritti al cuore del lettore. 

Il tutto è corredato da splendide e magnifiche illustrazioni, quelle di Lisa Congdon, che con il suo stile semplice e diretto riesce ad esprimere e rappresentare i sentimenti raccolti in quelle lettere.

Vi avverto, ci sarà da piangere...come ci sarà da piangere dopo aver letto quest'articolo, e le lettere tutte italiane che contiene. Quindi bando alle ciance, e diamo spazio ai veri protagonisti di questo post di oggi...VOI!

LE VOSTRE
LETTERE


A te che non mi meriti e mai mi hai meritato,

Forse, dall'alto della tua superbia, ti starai chiedendo perché abbia smesso di parlarti, perché sia diventato di ghiaccio proprio con te che prima eravamo burro e camicia; dopo anni questa risposta te la meriti, una risposta che mai leggerai. Hai preferito farti nuove amicizie, screditando la nostra; hai preferito creare un mostro a mia immagine a Roma, illudendoti che non l'avrei mai saputo; hai preferito pensare che la tua cattiveria ti avrebbe tenuto al sicuro, conscio di quanto ciò ti renda splendido agli altri. Gli altri, però, non sono me ed non transigo e lascio correre la cattiveria e il tradimento; io non sono te e, sebbene sia stato forte l'istinto di ferirti e umiliarti, ho deciso di guardare avanti perché te, come la mia città e quello che avevo lì, sei il passato, un passato che mai più vorrò nella mia vita.

Possa tu, prima o poi, crescere, 
A.

Caro Spettro,

ti ricordi ancora di me?
Questo è quello che penso piuttosto spesso quando mi soffermo a pensare agli istanti passati insieme e a tutte le chiamate a qualsiasi ora che ci siam fatti. Mi fermo a pensare a come sia stato possibile diventare praticamente due estranei dopo tutto questo. Beh si... forse è stata un po' colpa mia perché ho smesso di scriverti, ma quello che mi hai fatto non è stato proprio bello, e non potevo più sopportare altre prese in giro. E alla fine mi sono arreso all'idea di non sentirti o vederti più perché era meglio così, perché solo così avrei smesso di star male per te.
Nonostante tutto penso non smetterò mai di tenere a te. Sei il ragazzo che mi ha fatto capire cosa volesse dire amare davvero qualcuno. E per questo non smetterò mai di ringraziarti.
So che ti sei laureato, e avrei voluto dirti quanto fossi felice per te per questo traguardo. Ricordo ancora il giorno pazzesco in cui mi hai portato con te a lezione per farmi conoscere i tuoi amici e rendermi parte delle tue giornate. Ero super imbarazzato e avevo paura che qualche prof mi facesse qualche domanda, ed è stato proprio così. Fortuna che avevo seguito, e che fisica mi è sempre piaciuta. E poi alla fine della lezione quel bacio davanti a più di cento persone inaspettato con il cuore a mille. Non capivo nulla di quello che stava succedendo, e riuscivo a pensare solo a quanto cavolo fossi coraggioso e a quanto nonostante l'imbarazzo stessi benissimo in quel momento che volevo durasse all'infinito.  Cavolo, quello si che è stato un week end emozionante.
Basta ora viaggiare nei ricordi o perdiamo di vista il motivo per cui ti ho scritto. Effettivamente per quale motivo ti ho scritto? So solo che forse risulta tutto confuso perché le cose che vorrei dirti sono davvero tante e non basterebbero nemmeno dieci di queste lettere. Ma alla fine di tutto, la cosa che mi preme più dirti è grazie.  Grazie perché ho imparato tanto da te, e grazie perché hai contribuito a rendermi la persona che sono oggi. Son felice per i tuoi successi e per il fatto che tu sia riuscito a realizzare la maggior parte dei tuoi sogni. Questi piccoli grandi successi li meriti tutti. A presto! E ricorda sempre che nel mio cuore ci sarà sempre un piccolo spazio per te e che non smetterò mai di volerti bene.

Sospiro

Caro papà,

L'otto di agosto del novantacinque è nata una bambina, si chiama Giulietta, ed è la figlia di Rosetta... Ti ricordi questa canzone? Me l'hai cantata fino alla nausea. È stata la prima canzone che tu abbia mai scritto. Lo sai che ora anche io suono la chitarra come te? E non solo; io suono l'ukulele, la tastiera, il didgeridoo, lo djembe e canto. Come te, io amo la musica, tantissimo, e non ti preoccupare che mi sto prendendo cura io dei tuoi vinili. In camera mia ho esposto quelli dei Beatles, Pink Floyd, Battisti, Blues Brothers e anche degli Squallor. Ma veramente ascoltavi pure tu gli Squallor, papà? Lo sai che sulla chitarra so suonare “Curnutone”? In questi dodici anni sono cambiate molte cose; mi hai lasciata quando ero una bambina ed ora ho ventuno anni. Lo sai che sei nonno di due bellissime bambine da quasi quattro anni? La figlia di Francesco si chiama Rosa, e mi somiglia tantissimo. Ricordi che zio Lello mi chiamava Geronimo perché sembravo un'indiana d'America? Rosa mi assomiglia così tanto che è diventata Geronimo II per lo zio. Invece la figlia di Claudia si chiama Giovanna, come te. Ti piacerebbero tantissimo. Ormai Claudia e Francesco si sono realizzati, a differenza mia. Io sono ancora nella casa che hai lasciato vuota, ma mi sto dando da fare. Ma ti ricordi che sei morto a Carnevale? Che buffo, gli altri bambini mi lanciavano i cordiandoli e stelle filanti e io urlavo disperata. Fu davvero brutto, papà. Gli altri bambini a scuola pensavano che fosse divertente prendermi in giro perché non avevo un papà come lo avevano loro, ad un certo punto sono andata fuori di testa e ho dato tante di quelle botte a tutti... Qualche anno fa è venuta a mancare pure tua sorella Lucietta, sai? Succede, papà. Il giorno prima stai bene, il giorno dopo non ti svegli più. Almeno tu hai visto tutto il mondo, forse l'unica cosa che ti sei perso è stata la mia crescita. Ma chi te l'ha fatto fare di avere una figlia a quarantasette anni? Ecco il risultato. Mamma me lo dice sempre che quella sera ti dovevi fare i fatti tuoi.Ti dovrei raccontare così tante cose, e anche tu dovresti. A volte mamma mi racconta le tue cose; mi parla sempre di quando lavoravi in nave e vedevi un sacco di posti come l'Argentina, gli Stati Uniti, il Panamà, il Kenya... e poi quando hai visto il monte Fuji in Giappone l'hai scambiato per il Vesuvio. Sei stato un folle, papà. Ma hai lasciato al mondo qualcuno più folle di te, mi dispiace. 

Tua figlia per sempre.

Cara me di 14 anni, 

fermati e togliti la maschera. 
Smettila di recitare, non ne vale la pena. Non farti del male, non credere di meritarti il dolore che gli altri ti procurano perchè ti meriti di meglio. Chiudi gli occhi e abbracciati. Amati così come sei.  Non ricadere nel baratro, lui non è quello giusto. Non sarà quello che ti salverà da te stessa, anzi... sarà quello che amplificherà i problemi e ne farà nascere di altri. Sarà quello che verrà a trovarti negli incubi nei prossimi anni, anche quando dirai che non è vero.  Fidati di me, tira fuori le palle e non solo le unghie. Fai uscire la bestia che dimora nel tuo core perché tanto dovrai conviverci a vita e alla fine, non sarà poi così male.  Non morirai. Non affonderai mai veramente quella lama.  Ti prego, amati prima.  Amati profondamente, perchè se non impari a farlo ora, non imparerai mai e sarai costretta a diventare un'attrice eccellente.
Tua Astra

Cara amica mia,

come va? Deve essere brutto perdere la dignità. Non è stupefacente il fatto che tu non voglia incrociare il mio sguardo poiché hai paura del mio giudizio ( e dopo quello che hai fatto ci sta) ma tranquilla non lo farò. Abbiamo vissuto insieme per ben 2 anni, 2 anni nei quali abbiamo condiviso i pensieri più profondi, i comportamenti più impulsivi,le notti insonni in cucina. Nonostante le differenze tra noi riuscivamo a far entrare  i nostri caratteri ingombranti nella stessa stanza. Eravamo due gran belle amiche,strane ma tutti ciò funzionava . Eppure una mattina hai deciso che tutto ciò non valeva più nulla. Hai fatto le valigie, hai chiuso la porta e hai deciso che  qualcuno fosse meglio di me. Hai pensato che fosse più semplice distruggermi,prendendole parole dette in confidenza e sfruttandole contro di me. Hai avuto terrore che le nostre strade si incrociassero nuovamente. Hai preferito bloccarmi(letteralmente) piuttosto che parlarmi. Eppure hai sempre riempito la tua bocca di belle parole e non sapevo che eri la prima vigliacca. Con tutto il cuore ti dico che forse hai fatto bene a fare quello che hai fatto,mi hai liberata dalla tragedia che eri. Alla fine,ti sei bruciata da sola.

Ciao Mitica

Caro Principe,

Grazie per tutte le volte che mi hai distrutto il cuore in mille pezzi, grazie per tutte le volte che mi hai mentito, grazie per tutte le volte che dicevi di volermi bene e poi mi hai tradito, grazie. 
Mi hai resa più forte.
Principessa

Caro "amico",

ti scrivo così mi distraggo un po' e siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò. Ecco, le parole di Lucio Dalla sono perfette! Quanto tempo è passato dall'ultima volta in cui ci siamo sentiti? Pochi mesi. Ma ho come l'impressione che siano passati anni. Questo è un periodo piuttosto complicato per me. Non sono felice, non sono serena. Sono quasi sempre stanca e stressata. Ma sciorinarti i miei problemi di certo non ti riporta qui. Nonostante tutto, non c'è giorno in cui i non pensi a te, anche se mi hai fatto soffrire troppe volte. Che ci posso fare? Vorrei parlarti liberamente, ma non posso farlo. Comunicare con te non è semplice. Sei sempre stato restio in queste cose. La lontananza ha distrutto completamente il nostro rapporto, o forse era destino che le cose finissero così. Sappi solo che ti porterò nel cuore, sempre...
Mademoiselle Anne

Caro Amico Immaginario,

sai quanto non mi piaccia scrivere lettere ed esternare i miei sentimenti, però per questa volta, per te, farò un eccezione. Lo sai, o almeno spero, non sono una persona che porta rancore, ma bensì (come mi hai detto spesso) sono una persona buona, che vede sempre il buono negli altri e che è incapace di far del male, quindi non ti aspettare una lettera piena di improperi e accuse. Ti scrivo solo, e magari inaspettatamente penserai, per ringraziarti. Innanzitutto per avermi fatto scoprire cosa significhi avere un amico, non uno qualsiasi, un "migliore amico" col quale condividere gioie e dolori, col quale parlare di tutto e col quale crescere, percorrere un pezzo di strada insieme. In secondo luogo, ti ringrazio per il dono del tempo, quello che mi hai donato senza chiedere nulla in cambio e quello che ti ho donato, mettendo spesso da parte anche me stesso. In terzo luogo, ti ringrazio per le promesse, le tante promesse fatte, l'avermi fatto sentire finalmente, dopo tanto tempo, speciale grazie ad esse (l'idea che i tuoi figli avessero uno "zio Giuseppe" per me, nonostante la sua semplicità, significava veramente tanto). Infine grazie per il disincanto, per avermi fatto fare un bagno di realtà, per avermi fatto imparare che nonostante tutte le promesse, le belle parole, non tutto è per sempre; che, anche se tu sai bene che questa cosa non mi trova d'accordo, alla fine si arriva sempre a mettere prima se stessi rispetto agli altri; e che non esiste la verità assoluta, ma ognuno racconta la propria verità, filtrata dal proprio punto di vista, per, diciamo così, tirare acqua al proprio mulino, cercando di farsi compatire dagli altri dato che, magari, è proprio quello di cui si ha bisogno per sentirsi meno in colpa rispetto alle cose brutte che si son fatte ma che, per farsi credere, si son taciute.
"...You'll be with me
Like a handprint on my heart.
And now whatever way our stories end
I know you have re-written mine
By being my friend..."

Perché, nonostante tutte le cose negative, le amicizie, soprattutto quelle così intense, ti segnano e ti fanno crescere.
Ti ringrazio, amaramente.
Ominostropicciato.

Alla mia persona,

mi hai lasciato in una notte difficile, che avevo scelto di trascorrere con te perché avevo bisogno del tuo tocco, piuttosto che divertirmi con altri amici. Eppure, tu hai deciso di abbandonarmi così, da un momento all'altro, lasciandomi spiazzato a piangere su una scala di ferro battuto, ad asciugarmi con le maniche del pigiama scarlatto che mi avevi visto indossare con cura così tante volte.
Se c'è una cosa che so per certo, è che da qualche parte nel mondo un giorno ti innamorerai di un'altra persona e dimenticherai cos'eravamo.
Cos'era cominciato esattamente quella sera di Luglio, io ancora non lo so. Non so cosa mi abbia mosso nell'uscire con te, eppure ho provato in ogni modo a rendermi interessante ai tuoi occhi. La verità è che sono sempre stato un disastro, sempre incasinato, soprattutto nella testa, e sono sempre stato un fallimento ed una ferita aperta nella vita delle persone che mi stanno attorno.
Quella sera però è scattato qualcosa, ed io so per certo che non si spegnerà facilmente, perché non ti ho mai fatto capire veramente che mi facevi stare bene in tutto quello che eri e in tutto quello che facevi. Dentro di me, mi fidavo di te ciecamente, ma sono un campione nel fare fallire le cose e nel distruggere le persone col tempo. Lo sono sempre stato, me ne rendo conto soltanto adesso, dopo nove mesi.
Ti ho fatto problemi inutili, domande scomode, ti ho controllato e infastidito per troppo troppo tempo, ho avuto paure del tutto immotivate e abbiamo litigato troppo spesso. È solo colpa mia...
Ma se c'è una cosa di cui sono certo, è che questa volta era diverso. Le ultime due settimane della nostra storia le avevo vissute con occhi differenti, sentendole dentro di me in tutt'altro modo rispetto ai sette mesi di prima. Di questo ne sono certo, perché dentro al petto non sentivo il solito amore infantile che provavo per tutti gli altri. Era molto di più ed era terribilmente, paurosamente diverso da ogni cosa.
Se c'è una cosa di cui sono certo, è che queste parole non ti arriveranno mai, e dentro di me sarà meglio così. Sarà meglio del sapere che ho fallito ancora una volta, che ho parlato ancora una volta col vento e con le lacrime amare che adesso volano via, perché mi hai lasciato a pezzi.
Da qualche parte mi starai guardando, mi starai pensando forse, penserai a come ti toccavo e come ti accarezzavo, penserai a come cercavo di prendermi cura di te e di farti riposare, di lasciarti rilassare, di renderti felice e di lasciarti un buon ricordo delle nostre giornate, delle nostre cene.
Non avrei mai pensato che sarebbe finita così presto.
Triste rifletterci e capire come le cose siano andate in disastro in così poco tempo, e triste pensare che spesso ci scaviamo la fossa da soli, e che forse non ne usciremo più.
Da qualche parte, mi vedrai camminare, ridere e scherzare con un'amica o con qualcun altro che non sia tu. Da qualche parte, dentro di te, forse riderai per me e sarai felice o forse ci resterai male al ricordo di quello quello che abbiamo passato assieme.
Nove mesi di conoscenza sono pur sempre nove mesi, che ho vissuto giorno dopo giorno, che ho visto nascere e crescere lentamente e con i dialoghi, senza fretta ma con certezza e determinazione.
E amore, tanto amore, o almeno così pensavo...
Da qualche parte, nella teoria degli universi paralleli, forse io e te staremo ancora assieme e staremo veramente bene. Forse ti verrò a trovare a lezione assieme al nostro bambino, e forse i tuoi futuri studenti rideranno di noi o spenderanno quei pochi minuti per usare finalmente il telefono che tanto gli vibrava in tasca.
Forse, nel futuro di un altro dei nostri mondi paralleli, io sarò morto e tu starai cercando di andare avanti.
Forse, in un altro universo parallelo, non ci saremo mai conosciuti e non avrei mai sofferto così intensamente. Almeno, non per te.
Quello che so per certo è che ti ho conosciuto, ti ho amato e ti ho vissuto, ti ho distrutto e ho cercato di ricomporre i pezzi, ma eri un puzzle troppo difficile e alla fine ti stai mettendo su da solo mentre io ti guardo da lontano e ti penso ogni singolo giorno.
Il giorno in cui mi hai lasciato è stato il giorno in cui, per la prima volta davvero, ho sentito qualcosa rompersi dentro di me.
Mi hai spaccato in un modo che mi ha fatto sentire fortunato, in un certo senso. Mi hai fatto a pezzi, eppure mi hai lasciato la consapevolezza di essere stato amato, forse per pochi mesi o forse per poche settimane. Sono tranquillo per questo motivo, ma proprio per questo motivo la cosa mi tormenta e non mi dà pace.
Poteva essere tutto e di più, tra di noi, eppure non lo sarà mai.
Salutarti per la prima volta a Luglio e dirti addio per l'ultima volta adesso è un pensiero terribile, ma forse essere grandi significa anche augurarsi buon viaggio senza tremare, senza piangere, senza morire dentro almeno un po'.
Non riceverai una singola parola di tutto questo, ed io ne sono felice.
Aprirsi spesso costa un'immensa fatica, che non viene mai ricompensata né risanata a dovere. Aprirmi per l'ultima volta adesso mi sta costando molto di più. Tutto l'amore che avevo, le lacrime che non avevo mai versato finora, il labbro che si spacca ad ogni morso, le mani che tremano, gli occhi lucidi, i sospiri. Ho vissuto giorno dopo giorno ogni nostro ricordo.
La fiera di Natale, le cene della domenica, i film al cinema, le uscite di sera, la libreria e il modo in cui mi tenevi la mano davanti agli scaffali, mentre analizzavo ogni singola pagina dei volumi che poi mi avresti regalato; il modo in cui ridevi ai miei genitori, il modo in cui stavi sdraiato sul mio letto e non sbattevi la testa sul letto di sopra, il modo in cui giocavi e i tuoi occhi tornavano accesi come quelli di un bambino, il modo in cui un po' ti ho visto crescere e tu hai visto crescere me, per quel poco che abbiamo vissuto assieme.
Vivere con te è significato questo, per me, ogni singolo giorno. Amarti nelle piccole cose che a te sembravano grandi, amarti nei gesti e nei dettagli che nessuno avrebbe mai notato, ma io ti ho amato in questo modo e non ho mai smesso.
Non dimenticare mai, nonostante le brutte cose che ti ho fatto passare, nonostante il brutto ricordo che hai di me, nonostante l'odio, che sei stato amato per mesi interi, e lo sarai ancora da qualche parte in questa città.
Non dimenticarlo mai.
Con amore,
la persona che non ti ha lasciato nulla, o almeno così dici tu.

Cara me stessa, 

in certi giorni, come questi cosi nuvolosi e grigi dove solo la musica ti tiene compagnia mi soffermo a pensare a me. Mi manchi ,mi domando tu dove sia finita e quando tornerai. Mi manca quella me stessa che un tempo ero. Mi manca quella bambina sempre felice anche se perennemente imbronciata. Mi manca quella bambina che nonstante i genitori litigavano trovava la forza per dire “ andrà tutto bene” si alzava e ogni giorno era sempre bello e trovava sempre qualcosa di bello e che la rendeva felice. Mi manca quella bambina che credeva nel bene duraturo. Mi manca quella ragazzina che sperava in tante cose belle, nonostante qualche volta non “aveva” quello che desiderava. Mi manca quella ragazza piena di gioia, di speranze e di aspettative. Quella ragazza che ci metteva l’animo in tutto quello che faceva. Mi manca quella ragazza sempre solare. Mi manca quella ragazza che non aveva paura di niente. Mi manca quella ragazza a cui non interessava se gli altri andavano via, lei credeva che ci sarebbe stato di meglio. Mi manca quella ragazza tosta e forte. Mi manca quella ragazza che diceva sempre quello che pensava anche a costo di litigare. Mi manca quella ragazza con le “palle”. Mi manca quella ragazza che aveva dei sogni che voleva perseguire. Mi manca quella ragazza che, per quanto fossero neri certi periodi, non si abbatteva.Quella ragazza che amava i suoi amici e avrebbe fatto di tutto per loro. Quella ragazza che nonostante, il padre fosse in carcere, aveva trovato la forza per andarlo a trovare. Aveva trovato la forza di camminare a testa alta. Aveva trovato la forza di farsi vedere fragile ma poi di riprendersi. Vorrei che quella ragazza tornasse. Vorrei che quella ragazza con degli obiettivi tornasse. Vorrei che quella ragazza con dei sogni ritornasse. Vorrei che quella ragazza che non aveva paura di nulla tornasse. Vorrei che quella ragazza avesse di nuovo fiducia nelle persone e che non avesse più paura se le persone se ne vanno o prendono strade diverse per motivi diversi. Vorrei uscire da questo limbo, da questo tunnel, da questa fragilità che mi accompagna e mi fa vivere male. Vorrei poter farcela da sola come un tempo. Vorrei non vivere più in simbiosi con le persone che amo. Non voglio più vivere legata ad un’altra persona per stare bene. Non voglio più sentirmi messa da parte o in secondo posto se non sono il centro del mondo delle persone che io reputo importanti. Voglio tornare quella persona che era il centro del proprio mondo e non quella persona che teme sempre di essere messa da parte, che teme di perdere gli amici o l’amore della propria vita. Voglio tornare a essere me stessa di tempo fa. Ritorna. 

Tua Me Stessa

Caro papà,

finalmente oggi torno ad avere la possibilità di dedicarti parole, anche se in realtà io ti scrivo sempre. Sei in ogni mio pensiero, in ogni mia parola, in ogni frase muta. Sei nei miei ricordi. Sei l’immagine marchiata a fuoco nella mia mente, sei la carezza sul cuore che disintegra le paure con il suo tocco. Ti ricordi? Un tempo ti dedicavo poesie. Erano tutte uguali. Erano senza nome, erano il colore della mia anima che di colpo macchiava quel foglio nascosto sotto altri racconti. Erano le ultime pagine di una risma, quelle che non avrei mai dovuto trovare per prime, aprendo un cassetto, perché quelle parole mi avrebbero ricordato l’impossibilità di vederti, di sentirti, di poterti dire: “La sai una cosa papà? Non ho più studiato medicina. Mi sono completamente immersa nella letteratura e nella filosofia.”  Credo di essermi presa una sbandata emotiva per John Locke durante l’estate dei miei vent’anni, quando un trenta e lode sembrava avermi dato la carica giusta per spaccare il mondo, per inseguire le mie passioni, senza paure, senza rimpianti, senza temere il fallimento. Ho temuto la penna, te lo confesso papà. Ho temuto quel quaderno pronto a intrappolare le mie storie. Ho temuto ogni poesia, ogni riga, ogni favola triste. Ho davvero avuto paura che a un certo punto quella penna e quei fogli mi ricordassero cosa volessi davvero fare nella vita, perché sarebbe stato troppo difficile inseguire il mio sogno, perché avere la voglia di raccontarsi, di raccontare, di scrivere, non significa necessariamente essere degli scrittori. Ma poi la penna non mi ha ascoltata, ha preso il sopravvento. Sembrava essere perfetta per starsene rinchiusa per ore nella mia mano, sembrava l’unica via di fuga nei momenti di sconforto. La sai una cosa papà? Nelle mie storie c’è sempre una ricerca disperata del padre. Non lo so perché lo faccio, o forse lo so. Forse perché credo di dovere a te tutto quel che sono, perché ci siamo salutati troppo presto, forse non hai potuto condividere la gioia del mio primo progetto portato a termine. No, non c’eri quando scrivevo l’ultima parola, ma eri lì con me, da qualche parte mi infondevi coraggio, quello stesso coraggio con cui ti ho visto affrontare la vita, il dolore, la paura. No, noi non ci siamo mai persi, noi non ci perderemo mai. Sei nei miei ricordi, nei miei sogni più belli, nelle mie parole. Sei il coraggio che s’impossessa di me ogni volta che scrivo una nuova storia e la costanza che mi permette di andare avanti.

Grazie. Perché sempre, semplicemente ci sei.
Dawn

Cara me stessa,

avevo promesso  che non mi sarei più innamorata di nessuno da quel maledetto giorno di novembre di 8 anni fa.  Otto lunghi anni passati come stare in prigione, come entrare in una galleria e non riuscire  a trovare l’uscita. Poi, non so come , ora mi sono innamorata di lui. E’ bastata una sera  per perderci la testa. L’odore della sua pelle, il profumo dei suoi capelli ed il sapore delle sue labbra. Ci sono ricascata. Ed ora sono di nuovo in trappola. Come i topi.
Birdy

Cara V.,

che strano scriverti questa lettera. Ti chiederai perché.  E’ semplice. Nonostante in tutti questi anni io mi sia sempre considerata una persona irosa e rancorosa, al momento di tirare fuori un nome per vendicarmi o sfogare la rabbia, non me ne è venuto in mente nessuno. O meglio qualcuno si, ma la me di oggi pensa che non ne valga assolutamente la pena. Sono passata dunque alle persone che avevano ancora un punto interrogativo nel mio cervello bacato. Il posto d’onore ce l’hai tu. Ci siamo sentite poco più di un anno fa, al mio compleanno, dopo un silenzio durato quasi quattro anni (hai smesso di parlarmi poco dopo il mio compleanno… ma fa che porta sfiga?!). Ed è buffo perché proprio l’anno scorso al mio compleanno, ti ho pensata. Ero a Firenze ed ho ricordato quella volta in cui noi andammo a Firenze, sempre per il mio compleanno.
Passeggiavo lungo Ponte Vecchio e tu mi hai scritta. Mi è sembrato un segno e tu sai quanto sono superstiziosa su queste cose. Dicevi di aver pensato a me, a noi, al mio compleanno, e di come fosse passato tanto, troppo tempo. Se da un lato ero ancora un po’ incazzata, dall’altro mi ha tolto un peso dal cuore leggere le tue parole e rendermi conto che forse un po’ ti dispiaceva esserti comportata come una emerita testa di cazzo. A volte ci ripenso, e proprio non riesco a capire come hanno fatto le cose a precipitare in quel modo. Come poteva un’amicizia così pazza, fidata, leale e duratura, finire così… per delle incomprensioni?
Quando hai ‘troncato’ con me (perché è stato così che mi sono sentita, come se tu fossi il ragazzo di turno che mi stava scaricando), lo hai fatto perché non ti piacevano più alcuni lati del mio carattere, forse eri maturata e mi vedevi ancora troppo infantile e volevi che io mi dessi una svegliata. Non lo so. Penso che non lo saprò mai. Non avrei mai le palle di affrontarti e chiederti per filo e per segno perché quella volta a quella festa dicesti così o perché a Natale facesti colì o perché quando ti diedi uno spunto per chiedermi cosa stesse succedendo, tu mi ignorasti bellamente. E sai che c’è di nuovo? NON ME NE FOTTE. Sì, scritto proprio così. N-O-N   M-E   N-E   F-O-T-T-E. Sono passati quattro anni. Avevi troppi grilli per la testa, io invece avevo il cuore nello zucchero e non ci siamo capite. Succede. Punto basta. Siamo andate avanti. Eppure mi hai scritto che ti sarebbe piaciuto rivedermi.
Ed io ho aspettato. Un messaggio, una mail, o almeno la richiesta d’amicizia su Facebook per ricominciare a piccoli passi. Ho aspettato un piccolo gesto che non c’è stato, ma che a rigor di logica, doveva partire da te. Tu mi hai scritta dicendomi di volermi vedere.
Io ho acconsentito.
E’ passato un anno.
Mi sa che non ci rivedremo mai più.
Ti ricorderò comunque sempre con affetto.



Buona vita,

Tua Ludovica.

Cara Tristezza,

che spesso affolli ogni angolo del mio essere, dalle punte dei capelli a quelle dei piedi, lo so che sei parte di me, ma potresti ogni tanto dar spazio ad altro? Diventi sempre più elusiva, ti nascondi sempre dietro ad un sorriso e finisci sempre per prendere il sopravvento la notte, quando le difese sono basse! Adesso basta, trovo un angolo in una stanza sperduta di una casa dei sogni e ti ci chiudo dentro buttando per sempre la chiave!
Salutiamoci ora,
Non Morto.

Cara zia,
era un giorno di fine aprile quando ancora per me e per tutti noi era la nostra seconda mamma. Poi è bastato un niente e tutto è cambiato. Ci hai sbattuto letteralmente la porta in faccia; hai preferito la bella faccia alla sincerità. Ma forse tu sincera non lo eri stata mai. Addirittura un giorno hai incontrato mio fratello per strada ed hai fatto finto di non conoscerlo; addirittura, quando lui ti ha salutato, gli hai chiesto chi fosse. Bene, devo dire grazie a te se sono diventata la donna che sono: una donna che non riesce ad avere più fiducia nel genere umano, che cerca sempre il lato oscuro delle persone cercando di smascherarle sempre. La persona che non riesce più ad avvicinare nessuno; è inutile sprecare tempo a conoscere nuove persone se queste alla fine ti tradiranno sempre e comunque. Aaaaaah, quanto vorrei rivelare alla tua nuova famiglia tutte le belle schifezze che hai fatto e tutte le belle cose che dicevi su di loro.. chissà se scandalizzassero?!?!? Molto probabilmente no, vito che siete fatti della stessa pasta! Beh che dire passerò grazie a te la vita a guardarmi le spalle, perché le serpi sono sempre in agguato.
Con affetto, o forse no,
Charlie

Caro Volpe,

esattamente cinque anni fa mi arrivò il tuo messaggio in cui decretavi la fine della nostra relazione. Già, un messaggio. Ti scusavi perché non credevi fosse il caso di continuare (come se un anno poi potesse essere spazzato così, da un giorno all’altro), che per te era un periodaccio e che io non riuscivo proprio a farti stare meglio. Tu avevi quasi quarant’anni, io ventiquattro e quella fu la mia prima relazione importante. Avevo provato a darti tutto, eppure non ero riuscito a farti stare meglio. Come se io dovessi fare questo, fare stare meglio te. Perché tra me e te funzionava così: c’eri sempre e solamente tu, ed io da solo dovevo portare sulle mie spalle il peso della nostra relazione per intero. Era sfiancante, ma andava bene così.
Dicevi che ero bello, ma non abbastanza muscoloso. Che fossi giovane, ma non abbastanza intraprendente. Che ero intelligente, ma non troppo audace. Che ero affamato, ma troppo contenuto. Che lavoravo quasi dodici ore al giorno, ma che tutto sommato il mio non era un lavoro serio, nonostante avessi conquistato in azienda il ruolo più alto e che tutti mi rispettassero. Continuavi a ripetermi quanto non fossi perfetto, facendomi sentire costantemente inadatto. Ed io ti credevo. Non ho mangiato per due settimane per perdere quel filo di pancetta che mi toccavi continuamente e che tanto ti infastidiva, ho corso fino allo sfinimento pensando di snellire quelle cosce che “ti facevano impazzire per quanto fossero muscolose” ma che erano comunque troppo grosse. Cercavo di essere più simpatico, di piacere ai tuoi (pochi) amici finendo per ignorare i miei (tanti) amici. Ho cambiato modo di vestire, modo di pensare. Ero costretto ad entrare in una libreria di nascosto, perché per te era una perdita di tempo. Eppure litigavamo, litigavamo sempre. E tu scomparivi per poi tornare quando solo quando ti facesse più comodo.
E quando hai deciso che fosse finita, hai scelto di comunicarmelo tramite un messaggio. Avrei dovuto capire, e invece mi è crollato il mondo addosso. Ce l’avevo messa tutta, ma allora non ero veramente abbastanza? Non ero così perfetto da poterti piacere. E allora ho continuato a non mangiare, ho continuato a sfinirmi per superare i miei limiti. I tried to be perfect, but nothing was worth it. Volevo essere solamente abbastanza. Per circa sei mesi ho messo da parte la mia vita, senza mai fermarmi un attimo. Correvo verso una meta che neanche sapevo di dover raggiungere.
E poi ad un certo punto ho capito. Ho capito che ero abbastanza bello, che ero abbastanza magro, che ero attorniato da persone che mi amavano ma che avevo semplicemente iniziato ad ignorare. E ne sono uscito.
Ti mentirei se dicessi che la nostra relazione, che oggi guardo con sorriso e rammarico, non mi abbia fatto del bene. Mi ha permesso di capire quanto fossi speciale e forte. E oggi, a distanza di cinque anni, ho una relazione con una persona altrettanto speciale. Un lavoro grandioso che adoro, e una famiglia di amici eccezionale. Sono contento! E sai perché? Perché io sono abbastanza, per me.
Il succo è che volevo ringraziarti. Perché lasciandomi mi hai reso una persona migliore, quella che sono oggi. E non tornerei indietro per nulla al mondo!

Arrivederci,
Piccolo Principe

Mio caro Duke,

prima o poi ti ritroverai nuovamente tra le pagine del blog, e ti imbatterai in questo post, o forse sarà qualcun altro al posto tuo. Nella speranza che tutto questo possa succedere davvero, voglio cogliere l'occasione per dirti che anche dopo la più oscura delle notti viene sempre il giorno, quindi non abbatterti, non farti sconfiggere dalle paure e dalle difficoltà della vita, in qualche modo tutto si risolve, devi soltanto crederci. Ricorda che in questo momento, nel momento in cui sto scrivendo tutto questo, la tua situazione non è delle migliori, ma in qualche modo stai tirando avanti. Be' continua così! Tira fuori tutto il coraggio che hai dentro amico mio, io ti conosco bene lo sai!

Tuo per sempre, 
Drake


Se vi va di partecipare a questo post, in forma anonima ovviamente, scrivetemi la vostra lettera, e sarò ben lieto di aggiungerla a queste già pubblicate. Chissà che non vi dia il coraggio che cercate! Non dimenticate inoltre di correre in libreria e tirare giù dallo scaffale "Caro tu", grazie al quale vivrete dei momenti indimenticabili.
See you soon! -Lewis

1 commento:

  1. Lo metto in lista, i libri pieni di emozione sono il mio debole...bellissime le lettere

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