martedì 8 maggio 2018

Cinescopio: Famiglia Allargata di Emmanuel Gillibert (Recensione)

FAMIGLIA ALLARGATA

Buongiorno e bentrovati amici di Everpop! Questo martedì parliamo di film, di film francesi e commedie viste in anteprima: Famiglia allargata di Emmanuel Gillibert è la pellicola che analizziamo quest'oggi!

FAMIGLIA ALLARGATA
                                                                         
REGIA: Emmanuel Gillibert | GENERE: Commedia

SCENEGGIATURA: Emmanuel Gillibert | DURATA: 105'

PRODUZIONE: Charles Gillibert | ANNO: 2018

DISTRIBUZIONE: Notorious Pictures | USCITA: 17 Maggio 2018

SINOSSI

Antoine è un single incallito, ama le feste e le belle donne. Vive a Parigi in uno splendido appartamento che condivide col suo coinquilino e migliore amico Thomas. Quando l’amico si trasferisce a Los Angeles, cerca qualcuno che prenda il suo posto: Jeanne, 1 metro e 70, occhi azzurri. Ma la ragazza si presenta alla porta con Lou e Theo: 5 e 8 anni e la situazione improvvisamente precipita.

CIAK SI RECENSISCE

Non ogni film può essere un capolavoro, certo, ed è altrettanto vero che l’alternativa alla qualità elevata non è necessariamente l’inguardabile spazzatura. Eppure negli ultimi anni il mondo delle recensioni si è spesso sviluppato in termini simili, non solo per quanto riguarda il cinema quanto per l’intrattenimento in generale. L’esaltazione assoluta e il massacro totale sono diventate un’abitudine tale che, anche senza rendercene conto, finiamo sin troppo spesso per categorizzare quello che guardiamo in questa maniera. D’istinto, inserirei Famiglia Allargata nel secondo gruppo.

Non farei però giustizia al lavoro di Emmanuel Gillibert, che ha speso quattro anni scrivendo a tempo perso la sceneggiatura insieme a Marion Thiéry, una sceneggiatura frutto di un’idea autobiografica molto interessante: Antoine è un uomo adulto, single, amante dei piaceri della vita, e convive nella costosissima Parigi con un amico che ha però trovato la grande occasione e si trasferisce a New York. Nell’appartamento si trasferisce Jeanne, descritta come alta 1,70m, prosperosa e con gli occhi blu.
Il problema è che con lei arrivano anche Theo, 8 anni, e Lou, 5.


Da questa simpatica premessa prende il via quella che potrebbe essere una divertente commedia sulle difficoltà della convivenza e sulla creazione di nuove abitudini, sull’incontro generazionale e sui rapporti tra i generi, sulla modernità di una condivisione degli spazi secondo il modello universitario che sostituisce ai ventenni dei personaggi più adulti.
Potrebbe essere una divertente commedia su tutte queste cose qui.
Al condizionale.
Ad affrontare argomenti socialmente rilevanti non ci prova nemmeno, per cui se cercate il nuovo Quasi amici avete scelto il film sbagliato. Tuttavia, se vi interessa una commedia senza pretese potreste essere nel target di Gillibert.

Anche così però potreste non apprezzarla: io sono il primo a divertirsi con una commedia leggera e un sacchetto di popcorn, ma Famiglia allargata, al netto di qualche scena che mi ha strappato un sorriso, ha passato buona parte della sua durata innervosendomi. A questo aggiungiamo il fatto che i momenti più simpatici sono già anticipati dal trailer.

A mio avviso, il termine più adatto per descrivere questo film è vecchio. Avrebbe avuto un sapore stantio già un decennio fa, ma al giorno d’oggi risulta particolarmente datato, con il suo humor basato principalmente sul sessismo e sugli stereotipi di genere. Nonostante delle performance accettabili da parte di Arnaud Ducret e Louise Bourgoin, i loro personaggi sono fastidiosi dal primo all’ultimo momento, ma non è solo una questione di battute: questo film si rinchiude come una chiocciola in un’antica divisione dei ruoli tra uomo e donna, separa i bambini con uno stampo totalmente eteronormativo, il maschietto perennemente in blu e la femminuccia in rosa, lui con le macchinine e lei con le bambole.


Per Antoine la donna ha senso di esistere solo in quanto oggetto del desiderio sessuale, per Jeanne - mamma ancor prima che persona - portare a vivere in una casa per due inquilini due bambini extra senza che l’altro affittuario sia informato è un sacrosanto diritto. Non c’è bisogno di un grande sforzo di immaginazione per capire dove la trama andrà a parare, ma un po’ di fantasia è necessaria per capire cosa muova e smuova i personaggi nell’una o nell’altra direzione, dal momento che le loro azioni e le loro scelte hanno senso solo in pochi, sporadici frangenti.

In fondo, avrei dovuto capirlo dall’inizio, da quando per diverse scene l’unica domanda che rimbalzava tra i vari personaggi era una: “è bella?”. E il problema non è che l’estetica  venga prima di qualsiasi altra cosa: il problema è che all’estetica non si aggiunge un bel niente.
Hasta pronto!-Sunday

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