martedì 25 aprile 2017

Botta&Risposta: La gentilezza di Wonder ed R.J. Palacio a Tempo di Libri


Buongiorno Evereaders, in questo ultimo martedì di aprile voglio condividere con voi l’evento più dolce e gentile che c’è stato a Tempo di Libri, quello dedicato ad R.J. Palacio! Evento che coinvolgeva la mamma di Wonder e Simona Vinci, autrice Einaudi de “La prima verità”.

WONDER
di R.J. Palacio
                                                                                           

TITOLO ORIGINALE: Wonder

EDITORE: Giunti

GENERE: Narrativa per ragazzi

PAGINE: 285pp

PREZZO: 12,00€

USCITA: 08 mag 2013



TRAMA

È la storia di Auggie, nato con una tremenda deformazione facciale, che, dopo anni passati protetto dalla sua famiglia per la prima volta affronta il mondo della scuola. Come sarà accettato dai compagni? Dagli insegnanti? Chi si siederà di fianco a lui nella mensa? Chi lo guarderà dritto negli occhi? E chi lo scruterà di nascosto facendo battute? Chi farà di tutto per non essere seduto vicino a lui? Chi sarà suo amico? Un protagonista sfortunato ma tenace, una famiglia meravigliosa, degli amici veri aiuteranno Augustus durante l'anno scolastico che finirà in modo trionfante per lui. Il racconto di un bambino che trova il suo ruolo nel mondo. Il libro è diviso in otto parti, ciascuna raccontata da un personaggio e introdotta da una canzone (o da una citazione) che gli fa da sfondo e da colonna sonora, creando una polifonia di suoni, sentimenti ed emozioni.

la gentilezza di
WONDER


SIMONA VINCI
Da bambina, visto il mio recente trasferimento in una nuova città, venivo chiamata “la campagnola”, e quindi un po’ capisco quello che ha passato Auggie in passato. Mi sorge spontaneo chiedermi però chi fosse R.J. Palacio da bambina, ma soprattutto c’è qualcosa di quella bambina in Auggie?

R.J. PALACIO
Innanzitutto grazie a tutti per essere qui, sono davvero entusiasta di queste fantastiche giornate milanesi. Penso che tu abbia ragione, c’è qualcosa di Auggie in me, ma credo sia un qualcosa che è possibile trovare anche in tutti quanti voi. Tutti noi infatti sappiamo di avere una qualche piccola differenza che ci distingue dagli altri. A differenza di Auggie, e ne sono grata, io non sono mai stata oggetto di bullismo, spesso me lo chiedono, semmai sono stata “vittima” di momenti in cui le persone sono state poco gentili con me, ed anche io qualche volta lo sono stata con gli altri. Questo è uno di quei momenti che poi rimpiangiamo per tutta la vita, pensiamo spesso a quei momenti in cui avremmo potuto perpetuare atti di gentilezza nei confronti del prossimo, momenti che invece ci siamo lasciati sfuggire, non avendoli saputi cogliere. Mi sento vicina ad Auggie perché anche io da bambina mi sono sentita diversa. Basti pensare che sono figlia di immigrati colombiani, e da ragazza ero forse l’unica ad avere dei genitori che parlavano solo in spagnolo in un quartiere in cui nessuno parlava quella lingua. Ricordo che quando mia madre, che aveva un forte accento spagnolo, andava alle riunioni con gli insegnanti me ne vergognavo un pochino. Ma penso che tutto questo sia effettivamente uno strumento (o forse più) che può aiutarci a diventare più forti ed anche migliori.

SIMONA VINCI
Vorrei farle ora una domanda che le avranno senz’altro fatto un centinaio di volte. Mi piacerebbe tanto sapere cos’è successo, cosa l’ha spinta a voler raccontare questa storia?

R.J. PALACIO
E’ una cosa interessante perché io non sono sempre stata una scrittrice. Ho sempre scritto per me, ma senza mai pubblicare, e di lavoro facevo la grafica. Circa 7/8 anni fa mi trovavo con i miei figli (all’epoca il minore aveva solo 3 anni) in una gelateria, era una bella e calda giornate d’estate e noi tutti stavamo mangiando un gelato seduti su una panchina, quando improvvisamente mi rendo conto di una bambina seduta su una panchina non molto lontano da noi. Inizialmente non vi feci caso, ma dopo un po’ mi resi conto che quella bambina che chiacchierava allegramente con sua madre (sua sorella o una amica) aveva una grave anomalia cranio-facciale. Nell’esatto momento in cui ci feci caso venni colta da un’improvvisa ansia, entrai immediatamente in uno stato di panico totale perché sapevo che nel momento esatto in cui il più piccolo dei miei figli avesse visto questa bambina si sarebbe spaventato e avrebbe iniziato a piangere, o a urlare; ed è esattamente quello che successe. Quando alzò la testa infatti iniziò a piangere. In quel momento, per non ferire i sentimenti di quella bambina, presi i miei figli e li trascinai fuori dalla gelateria. In realtà volevo proteggere quella bambina dalla reazione che aveva avuto mio figlio, e non il contrario, ma poi ripensandoci mi sono resa conto che forse la bambina poteva aver pensato che io stessi proteggendo mio figlio dalla visione della sua faccia. Questo mi ha fatto pensare tantissimo, e quella stessa sera ho iniziato a scrivere Wonder, proprio per capire cosa possa significare per un bambino vivere in un mondo che non sa come reagire a te, come deve essere vedere continuamente altri bambini o altre persone che ti guardano con gli occhi pieni di spavento. Volevo anche che le cose andassero meglio per questa bambina. Avevo la speranza di proteggerla. Mi faceva piacere pensare che con la gentilezza anche questa bambina, come il protagonista del mio romanzo, potesse stare meglio.



SIMONA VINCI
Proprio quest’atteggiamento di protezione che hanno diversi genitori verso i loro figli è un tema che sviluppi all’interno del tuo romanzo, e delle tue novelle. Julian infatti, “l’antagonista” di questa storia che frequenta la stessa scuola di Auggie, è uno di quei bambini che possiede dei genitori iperprotettivi. Sua madre è una di quelle che ha poi una reazione esagerata nei confronti di Auggie, e della sua presenza a scuola. Spesso infatti i genitori “proteggono” i loro figli da cose che pensano potrebbero turbarli, cercando in ogni modo di tenerli lontani da quei “pericoli”, non rendendosi conto che in realtà quello che stanno facendo è soltanto un danno, tanto al loro figlio quanto a quello degli altri. Mi piacerebbe esplorare insieme a lei il tema delle relazioni. Quanto cambia e quanto fa la differenza l’ascendenza di chi ti sta intorno?

R.J. PALACIO
Concordo pienamente con le tue parole, con la tua analisi. E’ proprio vero ciò che dici. All’interno del romanzo c’è un personaggio che si chiama Justin, il quale ad un certo punto dice che “la vita è un po’ come una lotteria”, come se potessimo solo sperare che in qualche modo l’Universo alla fine riesca a distribuire la saggezza e la giustizia in un modo che noi non riusciamo a capire. Dobbiamo avere speranza e fiducia che le cose alla fine funzionino. Però è vero, la vita è un po’ una lotteria, e Auggie, che deve far fronte a questa difficilissima sfida, anche difficile da capire, di fatto è molto fortunato perché è nato in una famiglia che l’istinto e la capacità di proteggerlo, di guidarlo, di consolarlo nei momenti di difficoltà. E quindi sì, è vero che Auggie deve affrontare queste sfide difficilissime, ma al tempo stesso ha già tutto quello che gli serve per affrontarle. Mentre paradossalmente Julian, che in apparenza ha tutto quello che si possa desiderare, non ha avuto la stessa fortuna che ha avuto Auggie perché i suoi genitori di fatto sono due sprovveduti, non hanno idea di come affrontare l’educazione del proprio figlio, non sanno come comunicargli l’empatia e la compassione. Ma per sua fortuna Julian ha una nonna che sa come guidarlo e consigliarlo su cosa significa essere umano, visto che i suoi genitori non ne sono davvero capaci. Tutti noi abbiamo delle cose che vorremmo cambiare nelle nostre vite, ma abbiamo anche delle cose che invece ci piacciono molto e che possiamo considerare una fortuna. E’ un equilibrio difficile e delicato da raggiungere, ma da tener sempre presente: l’equilibrio fra le cose che vorremmo cambiare e quelle che invece abbiamo la fortuna di possedere.

SIMONA VINCI
Nel libro vengono presentati svariati personaggi, tra cui la sorella di Auggie, Via che personalmente è uno dei personaggi che più è riuscito ad affascinarmi. Una ragazzina sulla soglia dell’adolescenza che sta attraversando un ciclo di novità proprio come il fratellino. In quel momento anche lei si trova a dover cambiare ed affrontare qualcosa di difficile. Come per Via, difficilmente nella vita si pensa a quelle persone che sono vicine ad altre portatrici di malattia o disabilità. Anche queste persone affrontano dolori e difficoltà, e molte volte sono costrette a nascondere i loro sentimenti, come ad esempio accade nel libro. C’è infatti una scena in cui durante la notte Via vede sua madre ferma davanti alla porta del fratello, in un momento di sconforto, e si domanda se in realtà in passato anche la madre è stata ferma davanti alla porta della sua camera. Mi piacerebbe molto discutere con lei sulle difficoltà che quelle persone, molto simili ai genitori di Auggie, devono affrontare quotidianamente.

R.J. PALACIO
Anche per me Via è uno dei personaggi preferiti all’interno del romanzo, quindi ti capisco perfettamente! Credo che il “viaggio” di Via in questo anno della loro vita, sia importante tanto quello di Auggie, perché anche lei sta affrontando delle novità e delle difficoltà. A differenza di Auggie non ha però due genitori che gli chiedono quotidianamente come procedano le sue giornate, che preoccupati da figlio minore quasi non le rivolgono la parola. Non le rivolgono la stessa attenzione però perché considerano la figlia maggiore autosufficiente. Per fare una similitudine, Via è come un forno auto-pulente, ed i suoi genitori sono abituati a considerarla in questo modo. Sanno che va tutto bene, ed hanno perso l’abitudine di verificarlo con lei. Lo danno per scontato. In realtà però ci sono momenti in cui Via ha necessità del loro sostegno, delle loro attenzioni. La vita e le novità che la ragazza si trova ad affrontare non sono certo così facili, ma visto il suo carattere Via si trova quasi costretta a non far pesare anche i suoi problemi sulle spalle dei propri genitori. Questa scena che hai raccontato è una delle mie scene preferite perché mi porta ad immaginare una Via che si chiede continuamente “mia mamma mi vorrà bene come vuole bene ad Auggie?”. Sa bene che la risposta è sì, ma sa anche che c’è una limitata capacità di preoccupazioni che una madre può sopportare, una quantità che Via sa essere rivolta al fratello minore. Questa è un po’ la croce che Via è costretta a sorreggere. Ma quello che io ho voluto dire attraverso la scrittura di Wonder è che tutti noi abbiamo una qualche differenza, una qualche diversità; nel caso di Auggie è ben visibile, glielo si legge in faccia, ma in realtà l’abbiamo tutti. Per Via è questo fratellino che cattura a se tutte le attenzioni dei genitori; per Justin è la sua situazione familiare, rappresentata dalla separazione dei suoi genitori, proprio come Miranda; per Jack Will è invece quella economica, visto che in una scuola di ricchi lui è il più povero (e questo lo segna molto, soprattutto a livello caratteriale); per Summer è la morte prematura del padre. Tutti hanno quindi una qualche difficoltà che stanno tentando di affrontare, anche se non salta agli occhi come per Auggie. Nel caso di Via la sua sfida, che si tramuta poi in saggezza, sarà quella di cercare tutta la vita un posto all’interno della sua famiglia.



SIMONA VINCI
All’interno del volume si parla, attraverso Auggie, di Disabilità. Ma sappiamo tutti che quando si parla di questo argomento, si parla anche di tanti tipi e forme diverse di disabilità. Ci sono disabilità che accadono sin dalla nascita, ed altre che invece arrivano in seguito ad incidenti. L’atteggiamento che si ha di solito nei confronti di queste persone è quasi sempre di “perbenismo”, quasi come se fosse una sorta di compensazione per far fronte alla disabilità presente. Si da sempre per scontato che queste persone siano sempre intelligenti, simpaticissime, prive di rabbia. Ora, Auggie è davvero così, però dentro di lui un briciolo di rabbia c’è. Quello che mi chiedevo è se lei avesse mai immaginato Auggie da adulto. Ma soprattutto se quel briciolo di rabbia l’accompagnerà anche da adulto. Cosa secondo lei si può poi fare con quella rabbia?

R.J. PALACIO
Auggie ha dei veri e proprio accessi di rabbia. Lo si vede all’interno del libro quando litiga con sua madre, oppure quando scappa da scuola e si nasconde sotto la sua montagna di peluche. Il livello della sua disperazione è incredibilmente profondo, e crescendo credo che continuerà ad avere questi alti e bassi, e momenti in cui si sentirà disperato e solo, ma avvertirà anche la sensazione di trionfo per aver superato queste difficoltà perché credo che quando una persona deve affrontare tutte queste sfide e se come Auggie ha tutti gli strumenti per affrontarle, alla fine si finisce per avere fiducia nella propria forza e si riesce ad alzarsi dopo una brutta caduta. Questa è senza dubbio una delle capacità che possiede Auggie, una capacità comune ad altre persone ovviamente. Per quanto riguarda Auggie, la sua vita è normalità, persino la sua faccia è normale, vi è abituato. Ci sono persino dei giorni in cui si guarda allo specchio e pensa di non essere poi nemmeno così male. Il fatto è che lui riesce anche a dimenticarsi della sua faccia, delle difficoltà che comporta, mentre chi lo circonda invece no. Io ho incontrato diverse famiglie, dopo la pubblicazione di Wonder, che avevano un bambino colpito dalla stessa sindrome di Auggie, e in particolare sono diventata molto amica di una famiglia che ha un bambino di nome Nathaniel, al quale ho detto, al nostro primo incontro “Tu sei esattamente Auggie!”. E’ un ragazzino di 10 anni, con la stessa sindrome di Auggie, due genitori meravigliosi ed un fratello buono e bello, e lui (Nathaniel) è assolutamente adorabile. Come tutti noi, anche lui e la sua famiglia non desidera altro che essere normale. La sua famiglia infatti non credo si consideri ne particolarmente coraggiosa, ne particolarmente normale. Si fa semplicemente forza ogni giorno, senza stare mai a piangerci e disperarci su. Questo è quello che noi potremmo e dovremmo fare: far pace anche con le cose brutte, e tentare di andare avanti.

SIMONA VINCI
La mia ultima considerazione è proprio sulle considerazioni degli altri. Auggie sin da subito sa (e lo dice) di non essere normale, ma è abituato a se stesso. Leggendo non ho potuto fare a meno di pensare a mio figlio, che a 4 anni sta iniziando a notare le differenze. E’ nella natura dei bambini notare le dissonanze e le differenze, senza però rendersi conto di essere crudeli. Questo ovviamente può portare infelicità e difficoltà nelle vite degli altri, basti pensare che a volte si sfocia persino nel bullismo. In conclusione mi piacerebbe far tesoro di un suo consiglio, un consiglio da mamma a mamma. Come si affronta una questione importante come quella di che riguarda i bambini e la loro (a volte) crudele curiosità?

R.J. PALACIO
I bambini sono naturalmente e genuinamente curiosi ed è una cosa che dobbiamo accettare perché è una cosa bella, una cosa che li rende umani. Quando parlo con queste famiglie di cui vi dicevo, capisco che loro non hanno nessun problema con la curiosità e le domande, soprattutto se questa curiosità è espressa con gentilezza e compassione.  Allora le domande vanno benissimo. Quando le domande vengono fatte con modi poco gentili o crudeli, allora è il momento in cui i genitori devono intervenire e guidare i propri figli, e spiegar loro come ci si rivolge con il prossimo e come si rivolge una domanda curiosa. L’unico modo è la gentilezza. Naturalmente è una linea sottile. Questo mi ricorda quando mio figlio maggiore aveva 4 anni. Durante una sua visita a mio marito, che lavorava come art director in un ufficio, fece la conoscenza di un suo collega, una persona decisamente in sovrappeso, e gli chiese il perché del suo essere così grasso. Naturalmente lui non voleva mancare di rispetto o non essere gentile, ma mio marito non poté che reagire severamente e fargli una ramanzina. Gli fece capire dove aveva sbagliato. Poco dopo si ritrovarono insieme a visitare un acquario, dove c’era un pesce decisamente gigantesco, che scatenò nuovamente la curiosità di mio figlio. “Ma papà perché il pesce è così …” Ovviamente non portò a termine la domanda per la vergogna scatenata dalla precedente ramanzina. Il ruolo dei genitori credo sia proprio quello: che cosa e come si può dire una determinata cosa. Credo inoltre che il compito di ogni genitore sia quello di provare ad essere un esempio per i propri figli. Uno dei motivi per cui mi sono tanto rammaricata con me stessa quel giorno in gelateria è stato proprio il fatto che in quel momento non sono stata un vero e proprio esempio da seguire. Io credo che come genitori noi cerchiamo sempre dei momenti o delle opportunità in cui possiamo insegnare delle cose ai nostri figli. Quel giorno in gelateria mi fu offerta una grandissima opportunità, se volevo dimostrare qualcosa a mio figlio, un’opportunità che però mi sono lasciata sfuggire, non sapendo all’epoca cosa farne. E’ stato solo dopo che ho capito: la cosa giusta da fare sarebbe stata girarmi verso la bambina, parlarle e chiederle se stesse gradendo il gelato, e mostrare attraverso il mio comportamento che non c’era nessun motivo per aver paura. Questo devono fare i genitori, devono stabilire il tono, alzare le aspettative, e far capire ai bambini che possiamo fare di più. Ma soprattutto far capire a tutti quanto sia importante essere gentile. 

Se non sai come reagire di fronte ad una situazione difficile, sii gentile non sbaglierai mai!


Un magico incontro che mi ha lasciato letteralmente senza parole! Un incontro che spero riuscirà a far emozionare anche tutti voi! Un grazie speciale stavolta va a Tempo di Libri e Giunti per aver portato la Palacio in Italia, e avermi permesso di incontrarla dal vivo. Eh si amici, HO INCONTRATO R.J. PALACIO DAL VIVO, ma questo ve lo racconterò in un prossimo post!
See you soon! -Lewis

1 commento:

  1. Ti dico solo che il team DevyPop mi ha fatto venire una voglia incontrollabile di leggere il libro, nonostante abbia sempre pensato che fosse lontanissimo rispetto ai miei gusti 😂😂

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