giovedì 1 marzo 2018

Manga Bites: ll marito di mio fratello vol. 2 di Gengoroh Tagame (Recensione)

IL MARITO DI MIO FRATELLO

Buongiorno e bentrovati amici di Everpop. In questo ultimo martedì di Ottobre a parlare sarà Met, con una nuova recensione a fumetti: Il marito di mio fratello di Gengoroh Tagame.
IL MARITO DI MIO FRATELLO vol. 2 di Gengoroh Tagame
                                                                                                                  
EDITORE: Planet Manga | GENERE: Slice of Life / LGBT
VOLUMI: 2 (Serie Conclusa) | TITOLO ORIGINALE: Otouto No Otto #2
USCITA: 21 feb 2017 | PREZZO: € 14,90 | EBOOK: 
                                                                                                                  

TRAMA
È il cuore e non il nostro corpo, a dirci chi siamo veramente. Da uno degli autori più celebri del mondo LGBT, una riflessione straordinaria sul vero significato dell’amore e su come, per trovare la felicità, il segreto sia vivere senza pregiudizi. Un uomo, che abita con la figlia piccola, ospiterà in casa il marito del fratello defunto…

MY POINT OF VIEW
                                                                      
                                                 


Dopo una lunga attesa, finalmente abbiamo tra le mani il secondo e ultimo volume de Il marito di mio fratello, di Gengoroh Tagame. Non mi dilungherò troppo sulla vita dell’autore, dato che immagino avrete già letto la nostra recensione del primo volume ;) Ma nel caso vi trovaste impreparati, sappiate che Tagame è un mangaka del genere omoerotico, tra l’altro tra i più influenti del settore. Il tratto ha effettivamente un carattere molto interessante, vi invito a cercare da voi delle prove fotografiche (ma non fatelo in ufficio!).

Il primo volume non mi aveva lasciato completamente soddisfatto: notai delle forzature in certi passaggi che dipingevano una storia un po’ troppo buonista e moralista. Mi ritenevo comunque appagato da un approccio semplice e diretto sui temi dell’omofobia e dei tabù giapponesi. Questo secondo volume, invece, mi ha scavato dentro. Tagame mette in mezzo un carico di sentimenti non indifferente, culminando in un finale inaspettatamente intenso. Sarò onesto, ero abbastanza convinto che la storia finisse banalmente a tarallucci e vino, con qualche riflessione sull’omofobia, sulla bellezza della diversità e via dicendo. Del tipo: essere gay è bello, essere omofobi è brutto. Niente di tutto questo: l’autore riesce a intensificare il climax di una storia tutto sommato semplicissima, fino a toccare corde che mai mi sarei aspettato venissero stuzzicate.

Rileggendo anche il primo volume, ho l’impressione che lo stesso stile di Tagame si sia evoluto. Si percepisce inizialmente una certa rigidità nell’approcciarsi al dramma; più avanti con la storia però, sembra come se Tagame si sia ambientato in questo genere, per lui inedito, riuscendo così a regalarci tavole più che commoventi. Il finale – attenzione, spoiler! – nonostante Mike riparta per il Canada e nonostante le difficili riflessioni di Yaichi sul fratello, ha un sapore di lieto fine. Una sorta di Mary Poppins, dove il distacco è non è un punto di arrivo ma di spunto per una nuova prospettiva di vita. Yaichi è totalmente cambiato dall’arrivo di Mike, così come sua figlia Kana, che ha visto nello zio una realtà nuova ma completamente familiare.

Ad ogni modo, non è solo il finale ad essere toccante, quanto diversi altri passaggi in tutto il volume. La cena di Mike con Kato, ad esempio, dove scopriamo un’altra personalità fragile, vittima della paura di essere scoperti. Ho trovato la sequenza successiva, fatta di tavole mute, di un’intensità rara. O anche la scena in cui Mike e Yaichi vedono insieme le vecchie foto di quando Ryoji e Mike convivevano: mi ha letteralmente ucciso. Tra l’altro è proprio in quest’episodio che è racchiuso tutto il significato dell’opera di Tagame, ovvero l’accettazione di Mike nella famiglia, la presa di coscienza di Yaichi di aver sbagliato con suo fratello e di aver avuto una mentalità, anche con Mike, troppo egoista. È probabilmente l’errore che fanno tutte le persone omofobe e razziste: pensare a sé stessi, avere solo il proprio punto di vista come unico dogma di vita, senza provare a immedesimarsi nell’altro, a scoprirlo e a capirlo. Basterebbe provare quel minimo di empatia verso il prossimo per scoprire che i sentimenti che ci guidano sono uguali per tutti, a prescindere dall’orientamento, dal genere o dalla provenienza. Non è un caso se il culmine del percorso di Yaichi per accettare definitivamente Mike e Ryoji sia dato proprio dalle foto che testimoniano la sincerità dei loro sentimenti.

Il marito di mio fratello entra di diritto nelle opere più interessanti del panorama manga moderno. Non promuove quegli stereotipi gay ormai fastidiosi ma cerca di dare una visione concreta e realistica del mondo LGBTQ: una critica sia interna che esterna di questa realtà e della realtà giapponese con il giusto tatto e la dovuta serietà. Solo all’inizio l’autore si è mosso goffamente in questi temi, pur conoscendone da vicino le forme, ma come dicevo, probabilmente si è trattato di un’iniziale inesperienza, visto che il secondo volume è radicalmente più puntuale nell’esprimere certi concetti. È adatto ad ogni tipo di pubblico ma credo che colpisca molto più profondamente chi vive in prima persona questa battaglia: più di una volta mentre leggevo ho pensato “È vero, succede proprio così.” Da non sottovalutare, inoltre, il tratto generoso e caldo di Tagame che rende la lettura ancora più piacevole. Spero vivamente che ritorni ancora a rappresentare un racconto drammatico, vorrei riassaporare la sua sensibilità in altre storie.

Yatta! Alla prossima - Met

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